Sanità integrativa: che cos'è

L’assistenza sanitaria integrativa nasce dall’esigenza di fornire prestazioni integrative, complementari e/o sostitutive del Servizio Sanitario Nazionale per colmare i sempre crescenti bisogni di copertura e assistenza in campo socio assistenziale e sanitario.


La Salute, infatti, è riconosciuta quale diritto fondamentale dalla Costituzione della Repubblica Italiana e viene tutelata, oggi, attraverso l’integrazione tra pubblico e privato: il cosiddetto Welfare State.

Tuttavia, negli ultimi anni, l’aumento della domanda di cura e di assistenza ha evidenziato da un lato le carenze del SSN e, dall’altro, le difficoltà per il cittadino di ricorrere alle forme tradizionali di sanità privata.

Genesi del welfare come funziona il ssn

61-miloni

GENESI DEL WELFARE STATE ITALIANO

 

timeline

Fase di gestazione di Sanità e Welfare

  • Povertà, carenza igienica, malattie infettive
  • Beneficienza e attività caritatevoli come unica protezione sociale
  • Essenziale il ruolo di enti morali e opere pie, soprattutto religiose
  • Nascono le Mutue volontarie, pilastro dell’accesso e del finanziamento della Sanità che vengono anche riconosciute dalla Legge
  • Comincia a strutturarsi l’offerta di Sanità con medici e Ospedali

Nascita del Welfare Statuale categoriale

  • Centralismo fascista, nasce la Cassa Mutua Nazionale
  • Nasce l’Assicurazione sanitaria obbligatoria per i lavoratori, con il contributo dei datori di lavoro
  • Decolla il numero di assistiti delle Mutue

Continuità e potenziamento del Welfare categoriale, autonomia istituzionale

  • Nasce il Ministero della Sanità che concentra le competenze disperse
  • Le Mutue ampliano la loro azione fino a coprire dai 16.5 milioni di cittadini del 1951 agli oltre 49 milioni del 1971
  • Si impenna la Spesa Sanitaria
  • Si forma consenso sociale, sindacale e politico per la creazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) gratuito per tutti: istituito con la Legge 883/1978.
  • Nasce l’Assicurazione sanitaria

Fasi alterne della Sanità universalistica: ricerca di nuovi equilibri tra domanda di Salute e risorse pubbliche 

  • Si definiscono gli assetti istituzionali, organizzativi e operativi della Sanità universalistica
  • Si applica la copertura sanitaria pubblica a tutti i cittadini senza discriminazione alcuna
  • Si evolve la cultura della Salute, verso il benessere psico-fisico
  • Partono regionalizzazione e aziendalizzazione delle Unità Sanitarie Locali (USL)
  • Continuano a operare le Mutue su base volontaria

Come Funziona il ssn

Si parla in tutta Europa di accesso universale alle cure mediche di base per tutti. L’Italia, però, si classifica nelle ultime posizioni per la spesa sanitaria, sia come percentuale di spesa sanitaria sul PIL che come spesa sanitaria pro-capite.


Queste contrazioni della spesa sanitaria rendono necessaria la definizione di fonti alternative per il sostentamento della sanità pubblica e per garantire alle fasce di popolazione più svantaggiate l’accesso gratuito ai servizi essenziali – il cosiddetto Livello Essenziale di Assistenza (LEA), che è garantito attraverso il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale.

Il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale si basa su finanziamenti provenienti principalmente da tre fonti:

  • Bilancio statale (attraverso il Fondo per il Fabbisogno Sanitario, istituito con il DL 56/2000)
  • Fiscalità delle Regioni, ossia IRPEF ed IRAP (le regioni a statuto speciale hanno regole autonome)
  • Entrate proprie delle Aziende Sanitarie, come ticket e quote di compartecipazione per i medici che operano privatamente negli ospedali pubblici

Il Livello Essenziale di Assistenza (LEA).
Rientrano nel Livello Essenziale di Assistenza:

  • Assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro
  • Assistenza distrettuale (medicina di base e di emergenza)
  • Assistenza farmaceutica
  • Assistenza integrativa e specialistica ambulatoriale

Questo livello di assistenza basilare varia nella sua qualità da Regione a Regione e il suo costo è a carico del Servizio Sanitario Nazionale, al massimo è necessario pagare un ticket per il servizio. Ovviamente, l’enorme mole di richieste di accesso al Servizio Sanitario fa si che, in quelle Regioni il cui gettito fiscale non sia sufficiente, la qualità del servizio sanitario non sia all’altezza delle aspettative del cittadino.

Spesa sanitaria (% sul PIL)

Considerando le dinamiche inserite nella cosiddetta “Spending Review” (contenimento spesa) per conciliare le esigenze di Bilancio pubblico con una domanda di Salute in rapida mutazione risulta necessario prevedere livelli di interventi diversi tra Sanità Pubblica e Privata.


tabella
per migliorare la qualità della vita

Sanità integrativa: perché


Le lunghe liste di attesa e la percezione di un SSN inefficiente scoraggiano dall’intraprendere un percorso di cura e prevenzione: per questo, negli ultimi anni, un numero crescente di italiani ha fatto ricorso alla sanità privata pagando di tasca propria tali prestazioni.

In questo contesto la sanità integrativa rappresenta la via per una sanità sostenibile, poiché risponde all’esigenza di chi richiede un’assistenza maggiore, migliore, erogata con modalità spesso innovative e a costi più bassi.

servizi di assistenza sanitaria

Sanità pubblica e sanità privata


Accertamenti diagnostici e riabilitazione:
tempi biblici o fuga nel privato.

Per effettuare una colonscopia in una struttura pubblica il ticket costa 49 euro e si richiede un’attesa media di 84 giorni (2 mesi e 20 giorni), nel privato con 213 euro si aspettano 8 giorni.

Per effettuare una risonanza magnetica del ginocchio il ticket è di 49 euro e l’appuntamento è dopo 68 giorni, nel privato pagando 149 euro si aspettano 5 giorni. Per un’ecografia all’addome il ticket ammonta a 53 euro e l’attesa a 65 giorni, nel privato per un costo di 113 euro si aspettano 6 giorni. Per una mammografia il ticket è di 43 euro e l’attesa è di 55 giorni, per 90 euro in una struttura privata l’attesa è di 6 giorni. Riguardo ai trattamenti riabilitativi, la laserterapia antalgica ha un ticket di 5 euro per un’attesa di 45 giorni, mentre nel privato per 27 euro si aspettano 4 giorni. Per la riabilitazione motoria c’è da pagare un ticket di 8 euro con un’attesa di 40 giorni, nel privato si spendono 42 euro e si aspettano 5 giorni.

Dallo specialista?
Si visita prima chi paga.

Per effettuare una prima visita oculistica in una struttura pubblica il ticket costa 30 euro e c’è da aspettare mediamente 74 giorni (due mesi e mezzo), mentre nel privato, pagando in media 98 euro, si aspettano solo 7 giorni.

Per una prima visita cardiologica si pagano 40 euro di ticket e la lista d’attesa è di 51 giorni, nel privato con 107 euro si aspettano 7 giorni. Una visita ortopedica nel sistema pubblico costa 31 euro di ticket con 34 giorni di attesa, nel privato 104 euro e occorrono 5 giorni per avere l’appuntamento. Una visita ginecologica richiede 29 euro di ticket e 27 giorni di attesa, nel privato 100 euro con 5 giorni di attesa.

In sintesi, se si vogliono accorciare i tempi di accesso allo specialista bisogna pagare: con 70 euro in più rispetto a quanto costerebbe il ticket nel sistema pubblico si risparmiano 66 giorni di attesa per l’oculista, 45 giorni per il cardiologo, 28 per l’ortopedico, 22 per il ginecologo.

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LEGISLAZIONE DELL’ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA

La normativa che regolamenta la sanità in Italia non ha un proprio Testo unico, ma è costituita da una serie di leggi, decreti legislativi, decreti ministeriali, ecc. che a volte rendono arduo districarsi nelle successive modifiche.
La disciplina dei fondi integrativi prende le mosse dal decreto legislativo 421 del 1992, che prevede il “riordino della disciplina in materia sanitaria”. Sono gli anni della crisi del Welfare State e si cercava di delineare dei percorsi alternativi e complementari.
Come accade nella previdenza integrativa, si individuarono tre pilastri per delineare un possibile futuro per la della sanità del nostro paese:

SANITÀ PUBBLICA

basata sul principio dell’universalità, dell’uguaglianza e della solidarietà

SANITÀ COLLETTIVA INTEGRATIVA

(mutualità volontaria)

SANITÀ INDIVIDUALE

dove il cittadino si rivolge al mercato sanitario attraverso polizze assicurative


L’obiettivo che ci si era dati con la nascita dei Fondi sanitari integrativi (di cui si parla per la prima volta nella legge di riforma sanitaria, L. 833 del 1978 ) era abbastanza chiaro: costituire il secondo livello di assistenza sanitaria in grado di rappresentare una significativa integrazione del sistema sanitario nazionale.

Occorre però attendere ancora un anno, prima che venga a delinearsi un sistema più compiuto ed ecco che il decreto legislativo 517 del 1993 interviene a modificare il decreto del 1992. Ma anche questo non basta. Occorre attendere altri sei anni, e cioè il decreto legislativo n. 229 del 1999 (cd. Riforma Bindi) perché riescano a delinearsi meglio quelle che saranno le caratteristiche dei fondi sanitari integrativi il cui fine – dichiarato dalla riforma – è quello di preservare le caratteristiche di solidarietà e universalismo della sanità pubblica ma, al contempo, incoraggiare la copertura di quei servizi che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza (cd. Lea) in tutto o in parte (ticket).
I fondi non sono altro che forme mutualistiche caratterizzate da tre elementi:

NON SELEZIONE DEI RISCHI

NON DISCRIMINAZIONE DEI PREMI DA PAGARE

NON CONCORRENZA CON IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE


Ma l’elemento principale riguarda il concetto di integratività che pone i fondi sanitari subordinati al principale pilastro che è quello del Servizio sanitario nazionale e il decreto concede, esclusivamente a tali fondi, le agevolazioni fiscali che verranno delineate un anno dopo con il decreto 41 che modifica il Testo unico delle imposte sui redditi.
Gli ultimi due provvedimenti, che delineano il quadro allo stato attuale, sono due decreti ministeriali, uno a firma del ministro Turco  (2008), l’altro a firma del ministro Sacconi  l’anno dopo.

SOMMANDO TUTTE LE NORMATIVE EMANATE DAL 1992 AD OGGI, IL QUADRO CHE SI DELINEA E’ IL SEGUENTE:

  • Fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale  – art. 9 del Dlgs 502 del 1992 integrato con le successive modifiche del Dlgs 517 del 1993 e del Dlgs 229 del 1999.
  • Decreto 31 marzo 2008  “Ambiti di intervento delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie erogate dai Fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale e da enti e casse aventi esclusivamente fini assistenziali”
  • Decreto 27 ottobre 2009  “Modifica al decreto 31 marzo 2008, riguardante Fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale”
  • Legge 135 del 07 agosto 2012 ha introdotto rilevanti razionalizzazioni e riduzioni della spesa sanitaria:
    • La riduzione del finanziamento pubblico di 900 milioni nel 2012, 1.800 milioni di € nel 2013, 2.000 milioni di € nel 2014 e 2.100 milioni nel 2015 per un totale di 6,8 miliardi che si aggiungono agli 8 miliardi dell’art. 17 della L. 111/2011, ai 7 miliardi degli anni precedenti, al miliardo (2014) e 600 milioni (2013) della legge di stabilità 2012, per un totale di oltre 22 miliardi
    • La riduzione dell’importo e dei rispettivi volumi d’acquisto delle prestazioni da soggetti privati accreditati per un valore dello 5% nel 2012, dell’10% nel 2013 e del 2% nel 2014
    • La prosecuzione dei Piani di Rientro per un altro triennio
    • La riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati (pubblici e privati) al 3.7 posti letto per mille (in totale circa 15.000 posti letto in meno)

Fondi sanitari integrativi: i vantaggi

I Fondi sanitari integrativi sono una forma di sanità integrativa che consente di sgravare le spese sanitarie sostenute dai cittadini e contemporaneamente garantisce una diminuzione della pressione sul Servizio Sanitario Nazionale, deviando una parte della domanda di servizi sulla sanità privata.

Risultano pertanto vantaggiosi in quanto consentono una riduzione dei costi di accesso ai servizi sanitari e livelli di assistenza più elevati.


Questo si traduce, in sostanza, nella possibilità di riuscire a

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